Il coraggio delle donne per la Pace. Dagli Anni Venti al Secondo Dopoguerra

luglio 10, 2015 § 1 Commento

antonia sani

éSi è svolto a Roma il 20 maggio il seminario Il coraggio delle donne per la Pace. Dagli Anni Venti al Secondo Dopoguerra. L’iniziativa promosso da WILPF-Italia (Womens International League for Peace and Freedom), in collaborazione con l’Osservatorio Interuniversitario per gli Studi di Genere dell’Università Roma Tre, e coordinato da Francesca Brezzi ha inteso fare luce, a seguito del centenario della nascita della WILPF celebrato a L’Aja il 27/28 aprile 2015, su una vicenda scarsamente conosciuta: l’attività della WILPF italiana negli Anni Venti.

Nell’incontro olandese del 28 aprile 1915, oltre 1000 donne provenienti dai paesi in guerra, da stati neutrali e dagli Stati Uniti d’America per dire NO alla guerra in corso, decisero di non ricercare in una conflittualità infruttuosa le responsabilità delle sue cause, bensì «di proporsi la ricerca di strumenti di mediazione immediata tra i paesi belligeranti e soprattutto di identificare le cause profonde della “guerra” per bandirla dalla storia dell’umanità». Un evento denso di prospettive, radicato nel contesto della prima guerra mondiale, ma ad essa parallelo ed opposto.

Fu un vero atto di coraggio, se pensiamo alla condizione sottomessa delle donne all’interno delle famiglie, ma fu, insieme, un’ autentica testimonianza di capacità organizzativa, se pensiamo alla difficoltà delle comunicazioni, dei contatti per la preparazione dei documenti, ai viaggi in un’ Europa divenuta un enorme campo di battaglia…

Dell’avventura di quel Congresso di 100 anni nel corso del seminario sono state fornite narrazioni emozionanti da Raffaella Podreider −nipote di Rosa Genoni, l’unica italiana presenta al Congresso dell’Aja del 1915 − e dalla rappresentazione teatrale “Le figlie dell’Epoca” di Roberta Biagiarelli che ha intrecciato l’aspirazione alla pace delle donne di allora coi racconti tragicomici dei perigliosi viaggi, fino a sprofondare nei macabri abissi di una guerra mai sconfitta (dal 1914 all’oggi, passando per le guerre dei Balcani degli anni ’90).

Intorno a Rosa Genoni, nel dopoguerra si formò il primo piccolo nucleo della Wilpf italiana.

Le relazioni del seminario hanno evidenziato il contesto socio-culturale di quelle donne: in gran parte appartenenti alla borghesia colta, vicina agli ideali socialisti, cui erano accomunate nella scelta non interventista. La relazione di Maria Grazia Suriano traccia un quadro del complesso rapporto di costoro col Partito Socialista, della difficoltà delle non interventiste a dibattersi contro un’opinione pubblica che le considerava “filoaustriache”, in quanto non nazionaliste, e sottolinea la sostanziale incomprensione della condizione delle wilpfers italiane sotto il regime fascista da parte della WILPF internazionale.

A L’Aja era maturata la posizione che avrebbe caratterizzato la WILPF negli anni a venire: il “patriottismo cosmico oltre l’internazionalismo” come uno dei fondamenti strutturali dell’Associazione, insito nell’idea di Pace condensata nell’articolo 3 dello statuto approvato a Zurigo nel 1919: «la WILPF considera suo obiettivo finale l’instaurazione di un ordine economico internazionale basato sul principio della soddisfazione dei bisogni di tutti e non sul profitto e privilegio di pochi».

Per questo la WILPF non può essere considerata “genericamente pacifista”, ma un’associazione che lotta “per quella Pace delineata nell’articolo 3del suo statuto”, come è stato affermato da Anna Scarantino nella sua relazione che ha illuminato il coraggio di Maria Bajocco Remiddi, che ricostruì la WILPF in Italia nel secondo dopoguerra dopo il silenzio imposto dal regime fascista. La WILPF riuscì a far vivere una cultura di pace fondata su una pedagogia per la pace, su iniziative di pace autonome dai veti incrociati dettati dalla guerra fredda, in linea con l’importanza riconosciuta agli apporti della letteratura nell’educazione alla pace. Si è discusso inoltre sulla diversa connotazione del coraggio delle donne nei diversi contesti storici e sul coraggio manifestato nell’opposizione al fascismo che distinse le scelte di Rosa Genoni, di Virginia Tango, di Ida Vassalini. Su di loro ci sono state testimonianza di discendenti e cultrici, Raffaella Podreider, Gigliola Tallone, Elisabetta Zampini.

Laura Moschini ha illustrato la figura di Charlotte Perkins Gilman. Daniela Rossini ha relazionato sulle donne interventiste del CNDI, vittime del mito femminista che ritenevano avrebbe trovato una più rapida realizzazione con l’avvento della guerra. Queste donne di aspirazioni di sinistra si trovarono fatalmente sospinte nell’orbita del nazionalismo fascista…

Giovanna Pagani e Ada Donno, delegate dalla sezione italiana alla celebrazione del centenario a L’Aja il 27/ 28 aprile 2015, hanno restituito una ricca testimonianza delle prospettive emerse dal dibattito su questo drammatico scenario di guerra “a pezzi” e di violenta affermazione di egoismi, populismi, e nazionalismi.

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