Figlie dell’epoca

gennaio 19, 2015 § Lascia un commento

 celeste grossi

éIl recente spettacolo di teatro civile di Roberta Biagiarelli intreccia le storie di (alcune) donne che cercarono di fermare la prima guerra mondiale con le storie di donne di oggi, attive per mettere la guerra “Fuori dalla Storia”. Una lezione da portare nelle scuole.

«Siamo figli dell’epoca, / l’epoca è politica. / Tutte le tue, nostre, vostre / faccende diurne, notturne / sono faccende politiche. / Che ti piaccia o no, / i tuoi geni hanno un passato politico, / la tua pelle una sfumatura politica, / i tuoi occhi un aspetto politico. / Ciò di cui parli ha una risonanza, / ciò di cui taci ha una valenza / in un modo o nell’altro politica. / Perfino per campi, per boschi / fai passi politici / su uno sfondo politico. / Anche le poesie apolitiche sono politiche, / e in alto brilla la luna, / cosa non più lunare. / Essere o non essere, questo è il problema. / Quale problema, rispondi sul tema. / Problema politico. / Non devi neppure essere una creatura umana / per acquistare un significato politico. / Basta che tu sia petrolio, / mangime arricchito o materiale riciclabile. / O anche il tavolo delle trattative, sulla cui forma / si è disputato per mesi: / se negoziare sulla vita e la morte / intorno a un rotondo o quadrato. / Intanto la gente moriva, / gli animali crepavano, / le case bruciavano / e i campi inselvatichivano / come in epoche remote / e meno politiche».

Da questa poesia di Wislawa Szymborska (pubblicata nella raccolta, Vista con granello di sabbia, Adhelphi Edizioni, 1998) Roberta Biagiarelli ha tratto ispirazione per il titolo del suo monologo Figlie dell’epoca.

La regista e attrice, che da anni racconta le guerra dalla parte delle vittime (per citare solo uno dei suoi lavori, ricordo il monologo teatrale A come Srebrenica del 1998), nel Centenario (1915 – 2015) della prima guerra mondiale ha deciso di mettersi «a cercare dove sono io rispetto ad un evento che ha segnato così profondamente la storia e il territorio europeo».

L’inutile strage

La prima guerra mondiale fu davvero una ” inutile strage”. Non solo per il numero elevatissimo di vittime, militari e civili, ma anche per la militarizzazione delle coscienze, rese ottuse dal nazionalismo, di chi sopravvisse. «Il conflitto della prima guerra mondiale lo conoscevo poco, era ancora storia di libri, di scuola, di film. E scopro che io vedo quel conflitto con gli occhi delle donne, che quando cerco, cerco un catalogo di voci, corpi, persone che non sono partite per il fronte – cose da uomini – ma che sono ugualmente andate in guerra come crocerossine, operaie, braccianti, ma anche come intellettuali, pensatrici, pacifiste e antimilitariste». Scrive Biagiarelli nel presentare il suo lavoro che mette in scena l’autoconvocazione all’Aja dal 28 aprile al 1° maggio 1915 del Congresso internazionale femminile per discutere del ruolo delle donne per la diffusione di una cultura di pace e delle azioni per fermare la prima guerra mondiale, già incominciata. In due mesi e con i mezzi di allora 1.136 donne provenienti da 11 paesi, non solo europei (le americane arrivarono numerose a bordo di un transatlantico)¹, raggiunsero l’Aja, attraverso i confini di un continente in guerra, e da lì denunciarono il carattere disumano e inutile della guerra. Le risoluzioni furono prese all’unanimità, discutendo a partire da punti di vista differenti, fino a convergere su un accordo e a dare mandato alle delegazioni che incontrarono i capi di stato per esporre le loro risoluzioni per una pace senza vinti e vincitori.

Sappiamo che non furono ascoltate allora e non trovano risonanza sui libri di storia.

Un ponte tra le donne di ieri e le donne di oggi

Biagiarelli intreccia quella storia alla storia dell’attentato di Sarajevo (alle sue considerazionni sulle commemorazioni ufficiali per il centenario), alla sua storia personale, alle sue relazioni e al suo impegno per la Bosnia, per nella presentazione al suo lavoro «diventare un ponte tra le donne di ieri e quelle di oggi» e vedere cosa resta oggi del protagonismo delle donne per fermare le guerre. Biagiarelli rappresenta un «cosmo popolato da donne con biografie esemplari dentro al flusso della Storia».

NOTA

  1. Una sola italiana partecipò al Congresso, Rosa Genoni, valtellinese di nascita, trasferitasi a Milano, sartina prima e stilista affermata poi. Una femminista e pacifista dimenticata.
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